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Alessandro Tupputi

Alessandro Tupputi: la mia carta di vini è un pezzo di me

Alessandro Tupputi

Per il nuovo appuntamento di Gueridon e dintorni, facciamo due chiacchiere con Alessandro Tupputi, Sommelier del ristorante La Rei Natura by Michelangelo Mammoliti.

Intervista a Alessandro Tupputi

Caro Alessandro, come hai iniziato questa professione e perché?

Sono sempre stato affascinato dalla figura del sommelier e dalla sua capacità di intercettare i gusti e le esigenze del cliente, creando un rapporto di fiducia reciproco con ogni ospite. È questa curiosità che mi ha spinto sempre più a formarmi nel mondo del vino, alimentando costantemente la fame di conoscenza. La ricerca è ancora oggi alla base degli abbinamenti che sperimento e propongo ogni giorno.

Il tuo bilancio di questi 9 anni di carriera qual è?

Sono fiero dei traguardi raggiunti. L’anno scorso abbiamo portato le due Stelle Michelin a La Rei Natura, grazie allo chef Michelangelo Mammoliti.  Con Michelangelo condivido l’ambizione e il fatto di essere molto esigenti con noi stessi. Non ci accontentiamo mai, per questo puntiamo a obiettivi ancora più alti.

Hai degli aneddoti, Alessandro, curiosità, episodi che ti piacerebbe condividere con noi?

C’è un aneddoto che riguarda la mia esperienza attuale a La Rei Natura che dice tanto di come stiamo lavorando. In questo periodo sto proponendo un abbinamento vini che io definisco “al contrario”. Il passito, da sempre associato al dessert, viene servito a tutto pasto, dagli antipasti ai secondi. Questo percorso degustazione crea tanta curiosità nel cliente, che rimane piacevolmente colpito, e il ricordo resta nella mente e nel palato molto a lungo, proprio perché serviamo una tipologia di vino comfort in un modo insolito.

Adesso ti chiediamo il ricordo di un grande uomo o una grande donna di sala che ti ha impressionato, nel tuo lungo girovagare per ristoranti, e perché ti ha impressionato?

Il professionista che più mi ha impressionato in sala, in questi anni, è stato Giuseppe Tinari del ristorante Villa Maiella a Guardiagrele. Con lui ho avuto la fortuna di imparare l’approccio all’alta ristorazione italiana. Mi ha colpito per i suoi valori umani, per la sua serietà, per il suo carisma. Era un punto di riferimento non solo per il gruppo di lavoro, ma anche per il cliente, che si lasciava trasportare ciecamente in un’esperienza che si sarebbe poi rivelata unica.

La domanda più curiosa, pertinente e intrigante che ti ha fatto un cliente? E cosa gli hai risposto?

Un cliente un giorno mi chiese quale fosse il vino più buono all’interno della mia carta. Per me è come scegliere tra tanti piccoli pezzi di cuore. Ogni etichetta ha qualcosa da raccontare, dietro ogni vignaiolo c’è una storia, un passato che merita di essere conosciuto. In un bicchiere ci sono storie di famiglia, anni di lavoro, tecniche di affinamento, sperimentazioni. Come si può scegliere il migliore? La mia carta vini è un pezzo di me, mi rappresenta, non potrei mai fare una classifica. 

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