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Cesare Giaccone

Cesare Giaccone: vita da artista e cuoco delle Langhe

Cesare Giaccone

Il maestro della cucina piemontese che ha trasformato l’arte culinaria in una forma d’espressione senza tempo, tra innovazione, tradizione e un profondo legame con le sue radici.

Cesare Giaccone: percorso e filosofia

“L’arte non ha epoca. È l’emozione che dorme su guanciali d’eternità”. Probabilmente, è da questa esigenza di riconnettersi con uno spiraglio di immensità che Cesare Giaccone, un nome che risuona con riverenza tra gli appassionati della tradizione gastronomica piemontese, abbia a un certo punto pensato di ritirarsi per dedicarsi a un’altra sua folgorante passione: l’arte. Senza, però, tralasciare quel senso di cura e attenzione, valori e precursori di piatti che incidono imperiosi sentimenti su chi li degusta.

Nato a Santo Stefano Belbo il 12 gennaio del 1948, un piccolo paese nelle Langhe, Cesare Giaccone ha trascorso la sua vita esplorando, innovando e celebrando i sapori della sua terra natia per rivendicarne quel senso di umile verità. Cresciuto in una famiglia di contadini, ha imparato a conoscere e apprezzare i prodotti del territorio fin dall’infanzia. Questa connessione con la terra e i suoi frutti ha fortemente influenzato la sua filosofia culinaria, anche quando a pretendere il suo capretto arrosto fu Robert De Niro.

Dopo varie esperienze lavorative in Italia e all’estero, Cesare Giaccone ha deciso di tornare alle sue radici e aprire il suo ristorante, “Da Cesare,” ad Albaretto della Torre, un piccolo borgo nelle Langhe. Qui, ha potuto esprimere liberamente la sua visione gastronomica, basata sulla valorizzazione dei prodotti locali e sulla riscoperta delle ricette tradizionali piemontesi. Una cucina, in sintesi, profondamente radicata nella tradizione, ma allo stesso tempo aperta all’innovazione. Nei suoi piatti si percepiva sempre un desiderio di costruire, distruggere, variare di colore, dimensioni, profumi e sapori, come quando osservi per ore una tela convinto di poterti perdere tra le pennellate e le connessioni del pittore. Tanto da sviluppare una voglia vorace di saperne di più.

Lontano, però, dalle lusinghe stellate e dai palcoscenici d’onore, Cesare Giaccone non ha mai rinunciato a una formula semplice e a piatti di qualità, come dal capretto che richiedeva sei ore di cottura al risotto di Langa al pomodoro, per arrivare alla minestra di funghi e fagioli. La sua, forse, era una forma di elegante protesta, volta a restituire alla cucina un angolo di assoluta riservatezza.

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