scarica l'APP gratuita

Cerca
Giuseppe Glielmo

Giuseppe Glielmo, esperienze e incontri memorabili

Giuseppe Glielmo

Per il nuovo appuntamento di Gueridon e dintorni, facciamo due chiacchiere con Giuseppe Glielmo, Maître del Ristorante La Torre del Saracino dello Chef Gennaro Esposito, a Seiano. 

Intervista a Giuseppe Glielmo

Caro Giuseppe, come hai iniziato questa professione e perché?

Ho iniziato questa professione a 16 anni. Mio padre è Maître d’Hotel e fin da piccolo ho sempre avuto una buona propensione per le lingue straniere, oltre a essere una persona estremamente socievole. Sono nato a Sorrento nel giugno del 1987, una città che vive di turismo e ristorazione. L’ingresso nel mondo della sala per me è stato automatico, spontaneo, quasi inevitabile. Al ritorno da scuola adoravo ascoltare i racconti di mio padre sui clienti che aveva conosciuto, le dinamiche del servizio e la vita di brigata. La sua brigata, la sua seconda famiglia, come lui amava definirla e la definisce ancora oggi.

Ero talmente affascinato dalle sue parole e dalle sue esperienze che il seme della sala attecchì e germogliò molto presto dentro di me. La sala non si sceglie, è lei a scegliere te, quando trova terreno fertile ovviamente. E in quel periodo, il mio terreno era fertilissimo. Bramavo di capire perché mio padre fosse così entusiasta, nonostante passasse praticamente tutta la sua vita al lavoro e perdesse molti momenti preziosi con la sua famiglia. E da qualche anno sto realizzando il perché e non riesco a dargli torto: la sala ti entra sotto la pelle! Ma devi avere una grande donna al tuo fianco che ti sopporti e supporti. Lo è stata mia madre, e oggi lo è mia moglie.

Il tuo bilancio di questi 21 anni di carriera qual è?

Il bilancio è sicuramente positivo. Al netto dei tanti sacrifici e delle tante rinunce, in ambito familiare, ma anche personale in termini di svago, tempo libero e amicizie, la sala mi ha restituito e continua a restituirmi tanto. La sala è una scuola di vita, educazione, rispetto. Ti forma e ti forgia. Mi ha reso uomo, padre e, infine, maître. Ho avuto la possibilità di girare il mondo, ho conosciuto e mi sono confrontato con grandi professionisti. Da loro ho appreso molto, mi hanno insegnato tanto e non solo dal punto di vista lavorativo. Cosi come accade oggi dal Maestro Esposito, come mi piace definirlo.

Hai degli aneddoti, curiosità, episodi che ti piacerebbe condividere con noi?

Un episodio che ricordo sempre con un sorriso e con immenso piacere fu quando ebbi l’onore di servire il grande Peppino di Capri. Chi non ha ascoltato almeno una volta nella vita la sua celebre canzone “Champagne”? Quel ritornello “Cameriere, Champagne!” rimane indimenticabile. Dopo essere entrati in confidenza ed aver potuto ammirare la sua umiltà e disponibilità, pari almeno alla sua fama e grandezza, gli chiesi di intonare la canzone. Lui si prestò alla richiesta con grande entusiasmo ed io, arrivati al ritornello, dopo aver ascoltato la sua splendida voce dal vivo, mi feci trovare pronto con il calice e lo spumante. È stato tutto molto emozionante.

Adesso ti chiediamo un ricordo di un grande uomo o una grande donna di sala che ti ha impressionato, nel tuo lungo girovagare per ristoranti, e perché ti ha impressionato.

La persona che probabilmente mi ha impressionato più di tutti è Josep Roca, Maître & Sommelier del Celler de Can Roca a Girona. Ho avuto il piacere e l’onore di servirlo, conoscerlo e trascorrere del tempo insieme a discutere dei più svariati argomenti. Da sempre per me è stato un vero riferimento nel panorama della ristorazione ed un esempio da seguire. Incontrarlo di persona nella mia sala è stata un’emozione indescrivibile. Ricordo ancora che al mattino, quando ricevetti il planning dal ricevimento, mi tremavano le mani dall’emozione.

Quella sera conobbi un uomo dall’umiltà disarmante, avvolto da un’aura di classe innata, che disquisiva di argomenti e conoscenze con una padronanza impressionante. Il regalo più grande che mi fece quel giorno lo racchiuse tutto in una frase: “Giuseppe, nella mia sala ho sempre voluto che regnasse grande attenzione e nessuna tensione. Oggi mi sono sentito a casa. Grazie di tutto!”.

La domanda più curiosa, pertinente e intrigante che ti ha fatto un cliente ? e cosa gli hai risposto ?

La domanda che trovo più curiosa e che mi è stata spesso posta nel corso degli anni dai clienti, e che ancora oggi mi accade di ascoltare quando sono in servizio, è: “Giuseppe, ma perché sei sempre sorridente?” La spontaneità con cui mi viene rivolta mi lascia intuire che le persone quasi non credano sia possibile svolgere la nostra professione e sentirsi veramente felici e gratificati. Come se il nostro mestiere fosse percepito come di secondo o terzo piano, fin troppo umile. A queste persone amo rispondere che sorrido sempre e sono felice semplicemente perché svolgo il mestiere più bello del mondo. Dopotutto, anche Nostro Signore è stato il primo servitore dell’umanità!

Inoltre, dato che la nostra professione è un po’ come andare in scena a teatro ogni singolo giorno, dove l’apertura e la chiusura del sipario coincidono con l’inizio e la fine del servizio, dove non c’è spazio per i problemi personali e a volte bisogna indossare una maschera e sorridere, ricorro alle parole del Principe della risata, il Principe de Curtis, per svelare il vero segreto di chi con orgoglio opera in sala da qualche anno: “Sii sempre gentile ed umile. E ricorda, signori si nasce, non si diventa!”

LEGGI ANCHE: Vittoria Klugmann: l’importanza di valorizzare le proprie differenze.

ULTIME NOTIZIE

Ultime Pillole

ISCRIVITI ALLA
NEWSLETTER

In arrivo notizie, curiosità e approfondimenti del mondo enogastronomico.

SCOPRI
LE NOSTRE GUIDE

Scarica l’app Le Guide de L’Espresso per avere tutto il mondo enogastronomico a portata di mano e scoprire i luoghi da non perdere attorno a te. 

Cerca