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il pomodoro di Andy Warhole

L’arte di Andy Warhol: quando l’oro diventa pomodoro

il pomodoro di Andy Warhole

Fan della pappa al pomodoro, degli spaghetti alla norma o della pizza marinara, state in ascolto di quella che probabilmente è la storia del sogno americano più pop e cool di sempre. Il protagonista? Il pomodoro di Andy Warhol.

Lontano da occhi indiscreti sulle origini, probabilmente medio-orientali, o sugli impieghi in cucina dettati da un rigoglioso patriottismo partenopeo, il pomodoro rappresenta nell’immaginario collettivo un luogo di meraviglie gastronomiche e impronte culturali che hanno marcato, nel corso del tempo, un territorio a dir poco camaleontico, quello pubblicitario. Nella rubrica per le Guide de L’Espresso, Ritorno al Fooduro, ripercorriamo storie e curiosità sui cibi un po’ vintage che hanno cambiato il mondo della promozione e della creatività.

L’arte è una zuppa al pomodoro: la Campbell’s Soup Cans

Siamo agli inizi degli anni ’60, in un contesto, quello americano, dipinto da celeri cambiamenti di tipo socioculturali. Il consumismo cambia radicalmente la mente degli americani conducendoli a un desiderio continuo di rinnovamento materiale; dettato in gran parte dall’influsso industriale e dalla pubblicità che riesce a ritagliarsi uno spazio nel cuore dei suoi consumatori, trasformando il concetto del “nuovo” in un bisogno concreto di ottenerlo.

Così, se da un lato la pubblicità spinge i cittadini a rinnovare le proprie cucine con strumenti sempre più all’avanguardia, dall’altro il movimento pop art si dedica a ritrarre scene e oggetti di uso quotidiano in cui ogni individuo può immedesimarsi senza necessariamente ricorrere alla filosofia e all’introspezione dei movimenti artistici precedenti. E qui entra in gioco anche lui: il pomodoro.

1962: Il pomodoro di Andy Warhol

Nel 1962 Andy Warhol, appassionato soprattutto di disegno e grafica, realizza, con la tecnica della serigrafia, 32 tele in polimero sintetico rappresentanti tutte le varietà di zuppe targate Campbell (contenute all’interno di cilindri in latta con un’etichetta divisa in due strisce, una bianca e l’altra rossa). Un’opera d’arte, oggi esposta al MoMA di New York, che, oltre ad aver reso celebre in tutto il mondo la pop art come movimento artistico, dall’altra – volontariamente o non – ha permesso alla Campbell, azienda fondata nel 1869 e specializzata in zuppe e sughi pronti, di accrescere la sua fama e di diventare quasi il simbolo dei gusti e consumi dell’americano medio. O meglio del ‘made in Usa’.

In sintesi, una pubblicità indiretta capace, al tempo stesso, di far diventare il pomodoro un vip indiscusso e di aumentare considerevolmente l’esposizione dei prodotti nei grandi magazzini. Non è, quindi, un caso se nel 2012, dopo un periodo di importanti cambiamenti e un fatturato annuo di 8 miliardi di dollari, la Campbell rende – “finalmente!” – omaggio all’artista rilanciando sugli scaffali, in collaborazione con Target, le iconiche lattine in edizione limitata, ispirate alle opere dell’artista al valore di soli 0,75 centesimi ciascuna.

Non solo Andy Warhol: il pomodoro spacca anche nelle cucine stellate

Il pomodoro, però, va forte anche nelle cucine dei grandi chef; rappresentando per alcuni una vera e propria espressione di filosofia culinaria del luogo e, dunque, meta di pellegrinaggio per gli amanti del buon cibo.

Lo chef Peppe Guida ne ha rivoluzionato, per esempio, la presentazione accompagnando a una fresca salsa di pomodoro uno spaghetto risottato in acqua leggermente salata, impronta inconfondibile della sua cucina. Vittorio Cerea, invece, ha concentrato la sua visione nella struttura della salsa prediligendone tre varietà per realizzarla; da qui, la nascita dei celebri Paccheri di Da Vittorio. Ricette, piatti e metodi di cottura che vedono il pomodoro come protagonista e che vengono condivisi ogni giorno da milioni di utenti nelle principali piattaforme di social networking, in particolare Instagram e Tik Tok.

Un influsso quello pubblicitario, artistico e culinario del pomodoro che lascia inevitabilmente un segno di attaccamento a ciò che ci rende fortemente uniti e radicati alle nostre origini. Al prossimo viaggio nel passato o nel futuro!

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