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Cosa mangiare a Pescara e dintorni

Mare, montagna, borghi e buon cibo. I tesori nascosti della provincia di Pescara pronti su un piatto per essere assaporati e vissuti.

Mare e trabocchi con palafitte sospese, dove regna la brezza dal fascino unico. Oltre al mare è unica la montagna, dove al Blockhaus della Maiella è possibile (la sola località al mondo) sciare guardando la costa adriatica. La provincia di Pescara ha una ricchissima tradizione culinaria, che l’ha resa nota per le ricercate pietanze apprezzate in tutto il mondo. Fra i piatti di mare, il più famoso è il brodetto di pesce alla pescarese; rispetto alle varianti di altre città costiere dell’Adriatico, prevede pescato di zona, che non contempla mai pesce azzurro o merluzzo. Con un gusto e sapore forte, dato dei peperoni secchi lasciati soffriggere con olio, prima di cucinare i vari tipi di pesce locale. 

Considerato il re d’Abruzzo, nato proprio nel pescarese, l’arrosticino di pecora è il piatto simbolo della regione: nella cucina povera si utilizza carne di agnello, pecora o castrato. Nella zona pedemontana del Gran Sasso, in provincia di Pescara, gli arrosticini (carne ovina tagliata a tocchetti e infilata in spiedini) vengono cotti su un braciere alla caratteristica forma allungata definito canala, in dialetto “furnacell”, per la sua somiglianza ad un canale di gronda.

Tre sono i vini DOC presenti nel territorio, con il vitigno Montepulciano viene prodotta la DOC Montepulciano d’Abruzzo anche in tipologia riserva. Con i vitigni Trebbiano abruzzese, Trebbiano toscano e Bombino bianco viene prodotta la DOC Trebbiano d’Abruzzo. Alle uve locali è legata anche una confettura d’uva “La scrucchiata”, termine onomatopeico che come suggerisce “scrocchia” sotto i denti. Viene preparata con uve scure della varietà Montepulciano e con una tecnica molto particolare: gli acini vanno innanzitutto tolti dal raspo e poi con tanta pazienza vanno spremuti a uno a uno separando la polpa dalla buccia e la polpa dai semi. I semi vanno buttati, mentre polpa e buccia cotti insieme diventeranno la scrucchiata.

Pescara
Arrosticini di pecora

Pescara è una terra non solo di apprezzati vitigni, ma anche di ottimi uliveti: il cosiddetto triangolo d’oro dell’olio è costituito dalla località di Pianella, Moscufo e Loreto Aprutino dove viene prodotta la maggior quantità di olio della provincia con un basso tasso di acidità, molto gradevole al palato. Quella pescarese è una tradizione tramandata da generazioni di produttori di olio e proprietari di frantoi.

Passeggiando nel cuore di Pescara possiamo ammirare, oltre al mare, le cime più alte degli Appennini, qui tre giorni alla settimana si svolge il mercato di produttori locali, con prodotti a chilometro zero, tra cui il pomodoro pera d’Abruzzo chiamato così per la sua forma e che può raggiungere dimensioni e peso importanti anche 600 grammi.

Fra i legumi spicca il fagiolo tondino del Tavo, fiume che attraversa tutta la vallata che prende il suo nome. Questo fagiolo è molto utilizzato in abbinamento con vari tipi di pasta fresca fatta a mano tipici di questo territorio, come le sagne e le tacconelle. Molto conosciuto e apprezzato è un dolce nato in questa terra quasi un secolo fa dalla creatività di un pasticcere: Luigi D’Amico, che nel suo laboratorio, impastando uova, cioccolato fondente, buccia d’arancia, semolino e mandorle ha creato una dolcissima semisfera e la inviò all’amico poeta Gabriele D’Annunzio, fu proprio lui a battezzarlo con il nome che l’ha reso famoso: il Parrozzo o “pane rozzo” come quello della tradizione contadina.

La consuetudine vuole che alla fine di un buon pasto non può mancare un bicchierino di Aurum, un liquore con una gradazione di 40° a base di brandy e infuso di arance, risalente al 1925. Oltre che come bevanda viene utilizzato anche come ingrediente per i dolci. Anche in questo caso c’è lo zampino di d’Annunzio, con il quale il produttore del liquore, Amedeo Pomilio, intratteneva un rapporto personale. Il poeta consigliò di chiamare il liquore Aurum, derivante dalle parole latine aurum (oro) e aurantium (arancio), che indicano il colore dell’oro e il sapore di arancia.

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