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San Martino: Tutta colpa dell’oca

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San Martino e la tradizione: cucinata per lo più in forno, spesso accompagnata da patate arrosto e composta di mele, l’oca è ottima anche per il ragù e in versione salame o prosciutto.

Un futuro santo talmente umile da rifuggire le “promozioni” e una manciata di palmipedi che lo stanarono. Ecco i protagonisti della popolarissima leggenda cristiana legata all’11 Novembre, quella di San Martino e delle oche, che narra di come Martino, monaco umile e dimesso, non appena acclamato vescovo “a furor di popolo”, si nascose in un pollaio poiché non voleva assolutamente abbandonare il saio. Fu un branco di oche che cominciando a starnazzare a più non posso a farlo scovare dai compaesani, e a lui toccò rivestire l’importante carica ecclesiastica.

Come finisce la storia? Diventato vescovo della città di Tours, Martino fu in seguito santificato per la sua proverbiale generosità e benevolenza; alle oche spettò un destino un po’ diverso, poiché nel giorno di festa dedicato al Santo divennero il piatto forte di lauti banchetti.

Già da secoli, antiche tradizioni del mondo rurale non solo correlavano la data a un momento di passaggio, segnando la fine del lavoro nei campi e l’inizio del periodo del rinnovo dei contratti agricoli, ma anche alla celebrazione di una sorta Capodanno contadino (l’11 Novembre è la vigilia del primo giorno di digiuno prenatalizio e anche la data della ricorrente “estate di San Martino”), ricollegando da sempre la giornata al rito di consumare oca; le cui carni abbondavano sulle tavole festanti, fornendo le riserve di grasso e quelle proteine che difficilmente avrebbero impinguato la dieta dei braccianti durante l’imminente inverno.

Questa usanza diffusa un po’ ovunque nel Belpaese era particolarmente sentita, e lo è tutt’ora in alcune regioni del Nord. L’oca con il suo gusto particolare si presta a ghiotte creazioni; cucinata per lo più in forno, spesso accompagnata da patate arrosto e composta di mele, è ottima anche per il ragù e in versione salame o prosciutto. In onore di San Martino, i lombardi la stufano assieme alle verze – al posto del maiale – nella classica cassoeula. Quale che sia la ricetta preferita, l’importante è onorare la tradizione, perché si sa: «Chi no magna oca a San Martin no’l fa el beco de un quatrin»

San Martino. Nacque nel 316 in Sibaria in Ungheria. Da bambino fu trasferito a Pavia dove conobbe la religione cristiana e, all'insaputa dei genitori, si fece catecumeno, a soli dieci anni.  Uno degli episodi più famosi rimane quello del mantello: in un giorno d’inverno, Martino stava cavalcando per Amiens quando incontrò un povero seminudo. Martino tagliò con la spada metà del suo mantello e lo coprì. La notte seguente gli apparve Gesù, in sembianza di povero, che mostrandogli il mantello disse: “Martino ancor catecumeno m'ha coperto con questo mantello”. San Martino: "Soldato per forza, vescovo per dovere, monaco per scelta"

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