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Bourbon whiskey, il sogno americano

L’alternativa allo scotch whisky che i coloni iniziarono a produrre quando sbarcarono negli Stati Uniti. Oggi, Giorno del Ringraziamento, si celebra un classico a stelle e strisce, il Bourbon whiskey

Quando i coloni europei sbarcarono nel Nuovo Mondo, raggiungendo con discreto peregrinare le praterie e le distese del sud degli Stati Uniti, portarono nelle loro valigie anche tradizioni e strumenti. Irlandesi e scozzesi catapultati nei campi d’oltreoceano, iniziarono a fare quello che facevano già da secoli: distillare.

Ma non come erano soliti: lo scotch whisky che spesso facevano invecchiare in botti investite dal fumo della torba incendiata era (ed è tutt’ora) a base di orzo maltato, cereale che in America non era presente a sufficienza. Ripiegarono allora sulla segale, di cui c’era impressionante abbondanza, fino al 1776: fu l’anno in cui il Governatorato della Virginia incentivò la piantagione di mais, ad oggi l’ingrediente che il disciplinare impone al 51% per la produzione del bourbon whiskey.

La denominazione geografica del Bourbon whiskey prevede sia prodotto esclusivamente in Kentucky, dove i distillatori sconfinarono quando i politici della Virginia iniziarono a tassare pesantemente la produzione (la cosiddetta Whiskey Rebellion del 1794).

Manco a dirlo, qui scorre la preziosissima acqua del Kentucky River, che contribuisce alla fermentazione grazie a una filtrazione naturale attraverso le rocce del luogo, che ne rendono unico il pH: per di più, i terreni impervi permettevano ai distillatori illegali (moonshiners, che lavoravano cioè alla luce della luna) di non essere scovati. Il timbro finale è dato dall’utilizzo di botti di rovere (anche quella disponibile in larga misura negli USA del sud) che viene carbonizzata, arricchendo il bourbon dei suoi tipici sentori morbidi, quasi caramellati.

Il Bourbon whiskey, insieme al suo vicinissimo cugino rye (51% di segale) si è da subito radicato nei costumi statunitensi, tanto da assurgere ad accompagnamento tradizionale per il leggendario Thanksgiving Day: il giorno del Ringraziamento (23 novembre) e il rispettivo weekend vedono infatti scorrere fiumi di distillato di mais al fianco dell’iconico tacchino ripieno, con il televisore sintonizzato, come da tradizione, sul pomeriggio dedicato alla NFL, il campionato nazionale di football americano. E per chi preferisce cimentarsi in miscelazione, il bourbon è il protagonista del cocktail per definizione: l’Old Fashioned, la cui mitica storia si può ritrovare qui.

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