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Cosa mangiare a Mantova e dintorni

Viaggio nell’Italia dei sapori: cosa mangiare a Mantova e dintorni per scoprire un territorio nel cuore del Belpaese, ricco di storia e di enorme valore enogastronomico.

Dalle Langhe piemontesi, splendide colline ricoperte di vigneti pregiati e che racchiudono nella terra il prezioso tartufo, facciamo un balzo di oltre 200 chilometri nel territorio mantovano, che deve il suo fascino all’eredità di arte e di cultura dell’epoca medievale, ma anche alla lunga età dei Gonzaga. Questa nobile casata fece della città capoluogo e dei centri maggiori altrettante corti rinascimentali, resi inimitabili dall’attività di maestri come Andrea Mantegna, Leon Battista Alberti, Giulio Romano, Benvenuto Cellini.

La provincia di Mantova incornicia i capolavori di architettura e di arte in un paesaggio che ancora mantiene la sua bellezza, in particolare nell’area dell’anfiteatro collinare morenico che chiude a sud il bacino del Garda, lungo l’asta del fiume Mincio e del fiume Po e nella vastità della pianura coltivata della Bassa. Una tradizione intrigante, da sempre legata alla cultura popolare contadina ma al tempo stesso unica per il gusto delle spezie e l’agrodolce, eredità della raffinata corte rinascimentale della famiglia Gonzaga. I prodotti mantovani sono veri tesori d’arte enogastronomica che hanno ottenuto numerose certificazioni di tipicità.

Mangiare a Mantova e dintorni: Le colture mantovane toccano punte di alta eccellenza: il riso, la zucca, il melone, la cipolla, il tartufo, la pera mantovana I.G.P. (Indicazione Geografica Protetta). Qui dal maiale, allevato sin dai tempi degli Etruschi, si ottengono salami, salamelle, pesto per il risotto e cotechini davvero speciali. Trionfa su tutti i formaggi il Parmigiano Reggiano D.O.P. (Denominazione d’Origine Protetta), che si contende lo scettro con il famoso Grana Padano D.O.P.

Mangiare a Mantova e dintorni è incredibile perché il menù mantovano è un trionfo di sapori: le gustose “cicciole”, ottenute dalla cottura del maiale con aromi, il gras pistà e la polenta fritta servita con salame e pancetta, la schiacciatina secca ed il tiròt di Felonica (una focaccia che si gustava al termine della raccolta, a base di cipolla paglierina di Felonica). Lasciatevi deliziare dai primi piatti: il risotto alla pilota è un piatto tipico della cucina mantovana; il nome “pilota” deriva dal nome dell’addetto alla “pila”, una sorta di mortaio per la pulitura del riso.

Del piatto esiste anche la variante, detta col puntèl, per la presenza sopra il riso di una braciola di maiale (o di una costina) che viene servita assieme. Le zone tipiche del risotto alla pilota sono i territori di Castel d’Ario e di Villimpenta. Altro piatto sono i tortelli di zucca mantovani, ripieni con zucca, amaretti, mostarda di mela e conditi con burro e parmigiano.

Mantova vanta, inoltre, una propria produzione vinicola di alta qualità, da scoprire percorrendo i trecento chilometri della “Strada dei vini e dei sapori mantovani”: Merlot, Pinot, Cabernet Sauvignon, spumante, passito, che hanno raggiunto alti gradi di riconoscimento con l’attribuzione della denominazione DOC. Il Lambrusco mantovano D.O.C. (Denominazione di Origine Controllata) è il vino mantovano per eccellenza: eclettico, giovane e moderno, uno dei rari vini rossi frizzanti. Ha un sapore particolare fatto di equilibri tra la gradevole acidità ed i tannini, piacevolmente frizzante.

Continuando con cosa mangiare a Mantova, i secondi piatti della tradizione sono i bolliti di manzo o di maiale, accompagnati dalla giardiniera e dalla mostarda, prediletta dai Gonzaga e perfetta ancora oggi con le carni ed il Parmigiano Reggiano. Lo stracotto mantovano appartiene alla grande famiglia degli stufati. In origine veniva utilizzata la carne d’asino, ma attualmente, vista anche la difficile reperibilità della materia prima “antica”, si utilizza carne di manzo. Come indica il nome, la cottura è particolarmente lunga. Ricetta molto antica popolare è quella del luccio in salsa. Il luccio, tipico pesce dei corsi d’acqua mantovani, viene bollito e insaporito da una salsa a base di capperi, vino e verdure.

Non manca la tradizione dolciaria: il dolce tipico, la torta sbrisolona da esaltare con lo zabaione caldo; il nome deriva dal sostantivo brìsa, che in mantovano vuol dire briciola e pare che la ricetta risalga a prima del ‘600 quando arrivò anche alla corte dei Gonzaga. È una torta secca che si conserva molto a lungo.

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