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mangiare a Ravenna

Cosa mangiare a Ravenna e dintorni

mangiare a Ravenna

Viaggio nell’Italia dei sapori: cosa mangiare a Ravenna e provincia, per scoprire un territorio nel cuore del Belpaese, ricco di storia e di enorme valore enogastronomico.

Dalle terre del Trapanese, costellate del bianco delle saline, percorriamo lo stivale fino a raggiungere Ravenna. Adagiata a pochi chilometri dal Mar Adriatico e sospesa nel cuore della Romagna: questa terra è un vero scrigno d’arte, di storia e cultura con alle spalle un antico e glorioso passato. Ravenna contribuisce alla rinomanza mondiale della cucina italiana ed emiliano-romagnola nello specifico, proponendo una tradizione fatta di pasta e pietanze arricchite dal pesce dell’Adriatico e vini “salati” delle colline.

Per le vie del centro storico di Ravenna, strette e tortuose come i canali che furono, è ancora possibile vedere all’opera la manifattura del piatto forse più tipico della tradizione gastronomica locale che è obbligatorio mangiare a Ravenna: i celebri caplèt: in brodo, magari nelle giornate più fredde, o con il ragù, i cappelletti sono un must della tradizione gastronomica di questa parte di Regione. Pasta all’uovo tagliata a quadretti, farcita con del formaggio (parmigiano, ma anche ricotta o raviggiolo) poi chiusi dando la forma, per l’appunto, di un cappello.

Con le estremità non intrecciate, come nel caso dei tortellini, ma chiuse a triangolo. Altro primo piatto, meno famoso, sono i passatelli: uova, formaggio, pangrattato e un pizzico di noce moscata danno vita a un impasto morbido che, passato in un comune schiacciapatate con fori grossi, dà vita a una delle più tradizionali “minestre” romagnole, che va consumata in brodo (di carne o di pesce).

Passando ai secondi che possiamo mangiare a Ravenna, un perfetto menù locale propone una buona brasula ‘d castrè, ovvero una braciola di castrato: proviene dal maschio ovino che dà una braciola scura e saporita. La carne tenera e dall’odore leggermente acre viene marinata con sale, aglio e rosmarino, cotta in graticola sulle braci e infine servita con olio d’oliva e limone o al naturale. 

Doverosa citazione merita la piadina. Una preparazione semplice negli ingredienti, di umili origini, diventata la regina dello street food romagnolo e soggetta, ormai, a innumerevoli tentativi di imitazione. Squacquerone e prosciutto, ma anche erbe di campo e salumi vari: non c’è una regola per la farcitura, a totale discrezione dei gusti di ognuno. A Ravenna la “piada” è tra le più alte della regione. Spessa e porosa, tradizionalmente ricca di strutto ma oggi quasi ovunque anche in versione vegetariana o vegana, si adatta ad ogni accostamento. Affettati, verdure, creme dolci e salate, chiusa a “crescione” o piccola in versione dessert, è il cibo che non manca mai. 

Ma non si può mangiare a Ravenna senza bere i vini romagnoli. Innanzitutto, l’Albana di Romagna, il primo vino bianco d’Italia ad ottenere il riconoscimento della DOCG, e che secondo un’antica leggenda alla corte di Galla Placidia si beveva solo in coppe d’oro. Le origini dell’Albana di Romagna sono talmente antiche che non è facile distinguere la storia dalla leggenda. Il nome “Albana” compare ufficialmente per la prima volta intorno al 1200.

Altri cinque sono i vini a denominazione d’origine controllata in regione. Il più importante è senza dubbio il Sangiovese di Romagna, ottenuto dall’omonimo vitigno ad acino piccolo, a differenza di quello ad acino grosso più diffuso a livello nazionale. Ed infine la Cagnina di Romagna, un vino rosso dolce, di corpo, ottenuto dal vitigno Refosco Terrano, che già da novembre è presente a tavola nelle feste e sagre paesane, ma di vita abbastanza breve.

Da buona località a due passi dal mare non potevano mancare piatti a base di pesce e altri prodotti d’acqua salata. A Ravenna, più precisamente a Marina di Ravenna, annualmente si tiene un festival dedicato alla cozza selvaggia locale. Come in molte altre zone costiere sia romagnole sia marchigiane, inoltre, è ricca la proposta dei tipici brodetti a base di varie specie di pesce.

Per finire i dolci che possiamo mangiare a Ravenna: la Ciambella di Ravenna o Brazadela Romagnola è una ciambella tipica della Romagna ogni città ha la sua ricetta, ma una cosa è comune: la tradizione vuole che questa ciambella venisse servita a fine pasto con un bicchiere di buon vino bianco amabile, nel quale la fetta di brazadela veniva intinta. Un dolce semplice, ma di grande gusto, ottima anche a colazione con il latte.

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